STEP#19

Un'utopia è un assetto politico, sociale e religioso che non trova riscontro nella realtà, ma che viene proposto come ideale e come modello.
Il termine può anche riferirsi ad una meta intesa come puramente teorica e del tutto irraggiungibile; in questa accezione, può connotare sia un punto di riferimento idealistico verso cui orientare azioni ancora pragmaticamente attuabili, sia una mera illusione e un ideale vuoto. ( Fonte: Wikipedia )


In questo caso, prendendo in considerazione la seconda definizione, possiamo prendere in esempio l’imprenditore Elon Musk che, nel giugno 2002, fonda una delle sue compagnie: la Space Exploration Technologies Corporation (SpaceX), azienda aerospaziale che ha come  obiettivo centrale  quello di permettere la colonizzazione di Marte.
La colonizzazione del pianeta Marte è un progetto nato nel tentativo di sviluppare un piano organico per l'installazione di possibili colonie umane sul pianeta; i piani che emergono superano ogni umana fantasia, indicando come obiettivo principale quello di rendere gli essere umani una specie interplanetaria in pochi anni. 
L’aumento della popolazione e della richiesta di beni primari potrebbero creare la necessità di colonizzare nuovi habitat, adattabili all’umanità. Attraverso la terraformazione di Marte si potrebbe consentire alla specie umana di guadagnare qualche altro migliaio di anni, in modo da avere il tempo di sviluppare una nuova tecnologia per il viaggio spaziale e colonizzare il bordo più esterno del sistema solare quando Marte sarà diventato inospitale per via delle mutazioni del Sole.
Al giorno d’oggi è però paradossale parlare di utopia in questo ambito; il progresso tecnologico, senonché il processo scientifico, potrebbero renderlo realizzabile. 
Allora cos’è realmente utopico nella nostra società attuale?
Volendo parlare di progressi, scoperte, innovazioni, quasi nulla. Questi progetti futuristici non presentano più un carattere aleatorio, dettato dall’incertezza di non avere i giusti mezzi, soprattutto da quando sono entrate in azione aziende private, esattamente come quella di Elon Musk.
Il concetto di utopia assume in questo modo un significato diverso, dividendosi in ciò che è difficile da realizzare e ciò che è facile da realizzare, ma non impossibile.

STEP#18

«Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione – e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere! » 
( Friedrich Nietzsche, La Gaia Scienza )


Friedrich Nietzsche, filosofo la cui opera è commistione di una critica, naturalmente distruttiva, al passato e di un appello al tanto ammirato futuro, formula la teoria dell’Eterno Ritorno nell’estate del 1881. Nonostante fosse una delle più famose, questa teoria filosofica non ebbe mai una proprio costruzione concettuale; tuttavia pervade ogni sua opera rimanendo nella penombra come una verità accettata quasi con timore.

«Dio è morto! Dio resta morto! E noi l’abbiamo ucciso!»
( Friedrich Nietzsche, La Gaia Scienza )

Se Dio è morto ed essendo il mondo composto da un numero infinito di elementi, che né si creano né si distruggono, allora questi devono necessariamente riaggregarsi nella stessa maniera un numero infinito di volte: il tempo è circolare, non vi è inizio né fine, ma soprattutto non c’è linearità. L’universo, la vita, la nostra esistenza, tutte le galassie e le stelle del cielo nasceranno e periranno in un moto eterno, sempre uguali a sé stesse.

L’universo ed il tempo sono parte dello stesso ciclo cosmico, noi stessi ne siamo partecipi; prigionieri e padroni allo stesso tempo. L’infinità eterna del passato e del futuro, per la loro stessa essenza, includono il tutto, qualsiasi avvenimento che sia accaduto, accade o accadrà.
È necessario allora che l’uomo si liberi e si elevi al di sopra della morale e della legge, non per cadere in uno stato di anarchia edonistica pura, bensì per ritornare alla Terra, alla natura e alla sua perfetta amoralità. 

STEP#17

Avvenire
Bilancio
Conoscenza
Divinare
Evento
Finanza
Geologia
Human resources
Ipotesi
Lotto
Mercati
Nozione
Osservazione
Pronostico
Quotare 
Razionalità
Statistiche
Terremoti
Universalismo
Valuta
Zodiaco

STEP#16


«Chiamatemi Tiresia. Per dirla alla maniera dello scrittore Melville, quello di Moby Dick. Oppure Tiresia sono, per dirla alla maniera di qualcun altro.
Zeus mi diede la possibilità di vivere sette esistenze e questa è una delle sette. Non posso dirvi quale. Qualcuno di voi di certo avrà visto il mio personaggio su questo stesso palco negli anni passati, ma si trattava di attori che mi interpretavano.
Oggi sono venuto di persona perché voglio raccontarvi tutto quello che mi è accaduto nel corso dei secoli e per cercare di mettere un punto fermo nella mia trasposizione da persona a personaggio.
Sono nato a Tebe, figlio di una ninfa che si chiamava Cariclo e di uno dei fondatori della città. Tebe sorge a sud del Monte Citerone, un luogo che avrà larga parte nella mia storia. [...] Era un monte magico dove tutto poteva accadere.
Era stato a lungo il luogo prediletto per i fugaci amori di Zeus.
Era un monte dove ogni metamorfosi era possibile.» ( Andrea Camilleri, Conversazione su Tiresia )

Dalla mitologia greca alle più recenti Conversazioni di Andrea Camilleri, Tiresia è un celebre indovino di origine tebana, narrato in numerose leggende. 
Il suo nome significa forse “interprete dei segni celesti”, da ricondurre etimologicamente al greco “thras”, ovvero “prodigio”.
Le origini della sua cecità, per il mito, sono differenti: secondo un racconto, fu Atena ad accecarlo perché Tiresia, pascolando le sue greggi sull’Elicona, vide cose che occhi umani non dovevano vedere, ovvero Atena stessa che si bagnava alla fonte di Ippocrene, dove egli si era avvicinato per dissetarsi. La dea gli avrebbe allora tolto per sempre la vista e come compenso gli avrebbe donato la profezia. 
In una seconda versione del racconto, invece, Tiresia vide due serpenti che si accoppiavano: uccisa con un bastone la femmina, egli si ritrovò immediatamente trasformato in femmina e così rimase finché non si imbatté in una scena del tutto identica e con un bastone uccise il serpente maschio tornando così uomo. 
Questa sua del tutto singolare esperienza fece sì che egli venisse interrogato dagli dei sui piaceri d’amore che aveva provato da uomo e da donna: il suo giudizio suscitò l’ira di Era, che per punirlo lo accecò, mentre Zeus per consolarlo gli regalò al contempo una vita lunga 7 generazioni ed il dono della profezia. 







STEP#15

Fondato nel 1968, il Club di Roma divenne famoso per il rapporto del 1972 sui limiti dello sviluppo (The Limits to Growth). Grazie ad un modello matematico, il rapporto conteneva una predizione del trend mondiale futuro per popolazione, produzione, cibo, inquinamento e risorse naturali, concludendo che la crescita infinita in un pianeta dalle risorse finite non è possibile: il collasso della civiltà moderna era previsto nel XXI secolo. La teoria fu rigettata dalla comunità scientifica internazionale, soprattutto quella economica, sostenendo che il modello World3, quello usato dal Club di Roma, sottostimava l’effetto dello sviluppo tecnologico come volano della crescita economica.

I limiti dello sviluppo era un rapporto contro l’inquinamento ambientale americano dell’epoca, che vedeva nella cessazione della crescita globale e dello sviluppo economico l’unica soluzione possibile per evitare la catastrofe. 
Queste conclusioni vennero rifiutate dal Terzo Mondo: meglio risolvere il problema dell’inquinamento e dell’iperconsumo aggredendo il sistema produttivo dei paesi sviluppati, tramite vincoli o stimoli economici, che bloccare la crescita globale condannando i paesi poveri al sottosviluppo eterno.

Oggi, 50 anni dopo il Club di Roma i problemi alla base dei “dilemmi dell’umanità” rimangono abbastanza inalterati anche se quantitativamente meno angoscianti e concentrati in un numero inferiore di aree geografiche. Tuttavia, con crescente consapevolezza, a questi se ne aggiunge un altro che,  trasversalmente alla geografia della crescita, riguarda tutti: il problema dei mutamenti climatici che induce a paventare lo stesso rischio della estinzione della specie umana.
I sistemi democratici sono gli unici in grado di assicurare giustizia e distribuzione equa delle ricchezze. Tuttavia la democrazia risponde troppo agli interessi a breve termine dell'intera popolazione e contemporaneamente ha un sistema decisionale troppo lento per rispondere alle esigenze ambientali.
Si aggiunge il fatto che la maggior parte delle democrazie sono in paesi capitalistici; e il capitalismo stesso tende a utilizzare le risorse finanziarie per le soluzioni più semplici. L'approccio definito business as usual (proseguire come se non ci fossero problemi) è incapace di offrire uno sviluppo sostenibile. Ora invece sono necessarie soluzioni più costose, ma che guardano al futuro, e meno inquinanti. In breve, il capitalismo è incapace di risolvere i problemi ambientali e il sistema democratico si affida solo al sistema capitalistico.
Il tema che speso però viene tralasciato è quello dei limiti delle previsioni: l’analisi a distanza di oltre quarant’anni di quel rapporto, anche aggiornato più volte, impone una riflessione sulle previsioni. È innegabile che la scienza sia in grado di fare previsioni: certi fenomeni sono deterministici e producono sempre gli stessi effetti date certe circostanze. È così per le orbite dei pianeti, le reazioni chimiche, fenomeni più complessi come la dinamica dell’atmosfera, di tipo non-lineare, ma prevedibile su un arco di tempo non troppo lungo. 
Ben più difficile è fare previsioni su fenomeni complessi e caotici come quelli che riguardano la civiltà umana. Quando infatti si parla di limiti delle risorse disponibili per il progresso della civiltà umana, si tocca un concetto solo apparentemente legato a fattori prevedibili scientificamente: la finitezza delle risorse e quindi il loro futuro esaurimento.
La preoccupazione “nasce piuttosto dal costo crescente dello sfruttamento delle sorgenti e dei pozzi planetari… Verrà il giorno in cui [i costi] saranno tanto elevati che la crescita industriale non potrà più essere sostenuta”.

Approfondimenti:


  • Brown L.R., Who Will Feed China? Wake-Up Call for a Small Planet, WorldWatch Institute, 1995;
  • Han N.H., Steel as the Backbone of the Modern Economy, WorldSteel Association, 2012;
  • Meadows D.L. et al., Dynamics of Growth in a Finite World, Wright Allen Press, 1974;
  • Mukerjee M., L’Apocalisse dietro l’angolo: abbiamo superato i limiti dello sviluppo?, “Le Scienze.it”, 1° giugno 2012;
  • Zuliani F., Picchisti di tutto il mondo, “Energia&Motori”, 8 dicembre 2011;
  • Zuliani F., Il problema della sovrappopolazione, “Energia&Motori”, 23 gennaio 2014;
  • Zuliani F., Il fallimento della decarbonizzazione dell’economia globale, “iMille”, 28 marzo 2014;



STEP#14 - Suicidi da Coronavirus

"Di pochissimi giorni fa la notizia dell’imprenditore Antonio Nogara, di Napoli, morto suicida attanagliato dalle preoccupazioni e dalle difficoltà di una crisi che in questi mesi di ”stop” per coronavirus non aveva certo risparmiato la sua impresa, i dipendenti e le sue responsabilità come titolare d’azienda."

Vignetta di Mauro Biani



Numerosi sono gli studi effettuati da vari centri come l’Osservatorio ”Suicidi per motivazioni economiche” della Link Campus University: dall'inizio di questo 2020 sono 42 i suicidi registrati, di questi 25 schedati durante le settimane del lock-down. Confrontando i dati con quelli relativi al 2019 è evidente l'esponenziale differenza: un anno fa, infatti, il numero delle vittime si attestava a 14, e il fenomeno dei suicidi registrava la prima vera battuta d’arresto dopo anni di costante crescita.

Le parole del presidente dell'Osservatorio: «I costi psicologici che questa emergenza Covid comporterà non vanno sottovalutati, prima di dimenticare avremo cicatrici da rimarginare e di cui ci accorgeremo dopo. Ma il rischio è una epidemia suicidaria, il fenomeno è in ascesa, ora la gente inizia a toccare con mano la crisi economica, una volta che riprenderanno molti si accorgeranno che non saranno nelle condizioni di riaprire. Anche la Caritas avverte che chi chiede aiuto si è triplicato ed è cambiata la tipologia di persone, 10 milioni di italiani sono a rischio povertà. Ripeto parlo di picco perché la concentrazione di casi a grappolo c'è stata nella stessa zona e in un contesto di emergenza, come avvenne con il terremoto di Amatrice».

Le 300mila vittime del Coronavirus rappresentano la punta dell’iceberg dell'intera pandemia poiché, oltre a queste, ci sono anche quelle “ufficiose”, una massa dai contorni incerti ma comunque enorme, sconosciuto alle statistiche del virus perché nel caos dell’emergenza non ha ottenuto né tamponi né diagnosi. 



In queste settimane, nei prossimi mesi e probabilmente nei prossimi anni, alle morti ufficiali e alle morti ufficiose di vittime si aggiungerà una terza falange: quello dei suicidi, dovuti alla disperazione per quarantene e lock-down, ma anche ai contraccolpi della peggior crisi economica degli ultimi settant’anni, che in Paesi particolarmente fragili, come l’Italia, rischia di avere tempi lunghi e dolorosi.


"Negli Stati Uniti uno studio stima per il prossimo decennio ben 75mila vittime legate alla crisi del coronavirus, classificate come “morti per disperazione”. Comprendono sia i suicidi che i decessi per abusi di sostanze stupefacenti. E' una cifra enorme: guardando i disoccupati statunitensi schizzare oltre quota 33 milioni, il triplo della Grande Depressione, qualche brivido inizia a correre anche sulla schiena degli ottimisti, in quest’America che segna allo stesso tempo il record di decessi mondiali per coronavirus e il formidabile rimbalzo dell’indice tecnologico Nasdaq a Wall Street."(Fonte: Il Sole 24 ore)




Approfondimenti:




STEP#13 - Esperti tiratori al piattello

Nel campo ingegneristico diverse sono le discipline che hanno come fattore fondamentale la previsione di ciò che sarà, non a distanza di mesi, bensì di anni. 
Basti pensare a ingegneri civili che devono prevedere, in qualche modo, la resistenza delle loro opere a possibili eventi che rischierebbero di danneggiare i loro progetti strutturali. Essi sono i principali artefici di opere civili pubbliche e private e infrastrutture strategiche come strade, ponti, ferrovie, gallerie, dighe, argini, porti, aeroporti. Ognuno di questi progetti richiede la massima attenzione e accuratezza di calcolo per prevenire i rischi o eventuali problematiche che possono incombere. Si potrebbe fare riferimento ad un ponte, quest’ultimo deve essere costruito seguendo criteri di prevenzione ben precisi volti a calcolarne il possibile decadimento con il passare del tempo. I pilastri devono essere progettati tenendo conto di una portata massima realisticamente realizzabile in futuro. Qualsiasi progetto di ingegneria civile è volto a durare nel tempo, motivo per cui tali professionisti devono avere nella previsione una loro fedele alleata.


Si potrebbe pensare anche ad ingegneri informatici i quali, in senso lato, devono lavorare come “esperti tiratori al piattello”. Questi ultimi, infatti, devono progettare “tirando” ad indovinare dove sarà la tecnologia quando sarà terminata la fase di progettazione e non progettare in base alla tecnologia attuale. Essi lavorano principalmente nel campo dell’innovazione, per cui ci si trova a dover fare i conti con le possibilità, e quindi le risorse che il futuro potrà mettere a disposizione per un progetto ingegneristico. Un ingegnere informatico, quindi, non può solo sperare che un progetto, nel quale sono state impiegate risorse del presente, possa avere efficacia in un futuro imminente. Seguendo il detto «è meglio chiedere perdono che permesso», un ingegnere informatico deve lavorare con una “sfera di cristallo” poiché la previsione risulta fondamentale e, in generale, risulta più veloce tirare ad indovinare e iniziare a lavorare di conseguenza, che aspettare di sapere con certezza. È da sottolineare, da qui il detto, che questo è vero quando il meccanismo per recuperare una predizione sbagliata non è troppo costoso e la predizione è sufficientemente accurata.